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Impressioni

 

HANNO SCRITTO DI NOI…………………………….

 

 COMPOSITORI

Matteo D’Amico 2010

“Tra le direzioni che più colpiscono di Contempoartensemble è l’affascinante ricerca nel campo visivo, artistico, pittorico, quasi a voler sottolineare che il suono e la visione sono parti inscindibili di un processo che trasforma il modo di accostarsi all’ascolto. Non è un discorso ornamentale, un modo di vestire, un abito con cui presentarsi al pubblico. E’ una ricerca coerente e costante, quella di Mauro Ceccanti e di Contempoarte, verso possibili associazioni che diventano idee proiettate nel suono.” Mi piace citare queste parole di Nicola Sani, contenute nella presentazione della stagione 2007 del Contempoartensemble, perché, oltre a cogliere perfettamente l’impostazione di lavoro adottata da questa, che è ormai una delle realtà più vive e propositive nel campo della nuova musica, è stata un po’ la mia porta d’ingresso nel curioso universo di questi artisti toscani. Da quell’anno iniziai a seguire con attenzione le loro numerose iniziative,  apprezzando soprattutto la loro capacità di mettersi in relazioni di volta in volta con i compositori, sollecitando progetti da realizzare in comune. Nulla è più indispensabile oggi, a mio avviso, di un simile atteggiamento per chi si ostina a scrivere musica. Latitando la critica, dissolvendosi l’editoria, timidi oltre ogni ragione gli organizzatori, l’orizzonte progettuale dei compositori sembra trovare l’interlocutore più credibile negli interpreti più avveduti, più sensibili, più coraggiosi. Come il Contempoartensemble, appunto. Un esempio, in questo programma? La serata dedicata al Garibaldi di Marcello Panni. Chi ci dà l’occasione di riascoltare quest’opera così ricca di musica, nata qualche anno fa in forma semiscenica a Napoli e mai più ripresa, nell’occasione più ovvia e naturale che ci potesse essere, il 150° anniversario dell’Unità d’Italia? Non un teatro lirico, non un’istituzione orchestrale, non una società di concerti, ma il nostro indomito ensemble, sia pure nella forma di una ‘grande suite’ per piccolo complesso, commissionata per l’occasione. Altra serata ‘a tema’, in linea con la vocazione interdisciplinare della rassegna, è quella dedicata a Dani Karavan e alla sua opera realizzata, insieme agli interpreti, per il Don Perlimplin di Maderna. Ma a ben guardare, ognuno dei sei altri concerti previsti dal festival  – e disseminati, come pollini fecondanti, in altrettanti luoghi consacrati alle arti – è come una piccola ‘monade’, un incastro ben confezionato di tendenze e relazioni fra gli autori in programma. Magari senza la pretesa di seguire un ‘percorso’ rigorosamente unitario, ma, anzi, volendo testimoniare la varietà delle voci che animano oggi la scena musicale internazionale, dai grandi maestri come Davies, Kurtag, Lutoslawski, Kagel e De Pablo, a quella ‘generazione di mezzo’ che solo da poco – almeno come identità collettiva – sta acquisendo una più stabile considerazione.

 

Giorgio Battistelli  A Contempoartensemble

Non sono molte le occasioni che si presentano ad un compositore di oggi di poter ascoltare la propria musica interpretata da un ensemble composto da musicisti italiani. E’ da anni che il Contempoartensemble svolge una tenace e intensa attività concertistica scegliendo accuratamente i programmi e gli autori da eseguire e cercando di comunicare al pubblico una traccia, un percorso estetico e poetico che possa offrire un aspetto della scrittura musicale contemporanea.

E’ certamente una garanzia  per noi autori quando affidiamo le nostre opere a interpreti che hanno una profonda radice nella tradizione musicale e che nello stesso tempo hanno la sensibilità per cogliere le peculiarità tecniche variegate del complesso linguaggio musicale di oggi, questo significa che le esperienze culturali e  musicali che appartengono a periodi diversi riescono a comunicare e ad arricchirsi reciprocamente.

Ho avuto modo di collaborare con il Contempoartensemble nel 1997 in occasione della prima esecuzione italiana della mia ” Begleitmusik zu einer dichtspielszene” avvenuta al Teatro Metastasio di Prato.

La funzione del bravo interprete è quella di far emergere in ogni esecuzione una rivelazione di un aspetto, di un segmento, di un frammento dell’opera che prima era nascosto; e questo processo, questa necessaria magia del fare musica, è avvenuto in questa occasione dove i musicisti hanno dato prova, oltre che di essere solisti con un’ottima preparazione tecnica, anche di possedere quella intelligenza musicale che rende viva la musica di qualsiasi tempo.

 

Mauricio Sotelo   Madrid – Berlino  -Carta abierta al Contempoartensemble

En el mes mayo del año 2002 tuve la oportunidad de conocer al  maestro Mauro Ceccanti y trabajar junto a él con su grupo de músicos –contempoartensemble– en la preparación de una nueva composición que sería estrenada en el marco del prestigioso Maggio Fiorentino.

En aquellos días aprendí a conocer y a admirar lo que considero podría ser el núcleo y alma de  este grupo: la familia Ceccanti, en suma, Mauro, María y sus hijos Duccio y Vittorio. Una familia entregada en cuerpo y alma, como decimos en España, a la música de nuestro tiempo o, quizás debería decir, al arte de nuestro tiempo. Y es que Mauro y su grupo entienden, con acierto, que existen potentes “vinculos” entre las diferentes manifestaciones artísticas o, mejor dicho, diferentes perspectivas de un objeto vibrante  –la obra–, en definitiva, un complejo y multidisciplinar tejido en el que se entrelaza la infinitud de matices que se desprenden en el roce de la experiencia con los bordes extremos de la intimidad del alma.

“No es fácil que cada uno de los encuentros musicales que para un compositor suponen los ensayos de una obra se convierta en un hecho extraordinario. Nuestro encuentro, debo decir, fue en todos los sentidos extraordinario. La refinada inteligencia musical y la sensibilidad intelectual de Mauro hicieron posible que se estableciesen entre nosotros –entre los músicos y yo, entre todos nosotros con la música que yo había escrito, con el sonido y su proyección– “vínculos” musicales muy especiales. El resultado del trabajo fue una versión, profunda y vibrante en lo expresivo y precisa en los aspectos de realización técnica.

Con mi agradecimiento infinito a esta maravillosa familia musical que es el contempoartensemble , les auguro un futuro de merecidos éxitos internacionales y me permito establecer, de todo corazón, un profundo “vínculo” musical.”

 

Sir Peter Maxwell Davies,  Orkney 11  giugno  2004 

Ho conosciuto la famiglia Ceccanti molti anni fa e sono rimasto  così entusiasmato dalle esecuzioni del Contempoartensemble dei miei lavori che ho stabilito una relazione previlegiata di collaborazione  con loro molto positiva, risultata già in un lavoro per violoncello ed  ensemble,“Linguae Ignis”.

Guardo con gioia ai molti anni di costruttiva, appassionata collaborazione  con uno dei migliori ensemble d’Europa, unico in Italia, che occupa un posto davvero molto speciale nel mio cuore.

 

Nicola Sani   Roma 3 marzo 2007 Per Contempoartensemble

Il suono e l’immagine pittorica sono elementi che i linguaggi estetici contemporanei hanno voluto vedere sempre più in sintonia. L’arte visiva si è impadronita, ancora prima e in maniera più incisiva rispetto all’ambito musicale, di questa “intermedialità” che attraversa le pulsazioni costanti della nostra esistenza. Così si è sviluppata una ricerca che attraversa la musica ridefinendone lo spazio di ascolto. Come in un ambiente di linee, segni e superfici il suono diventa “abitato”. Tra le direzioni che più colpiscono di Contempoartensemble è l’affascinante ricerca nel campo visivo, artistico, pittorico, quasi a voler sottolineare che il suono e la visione sono parti inscindibili di un processo che trasforma il modo di accostarsi all’ascolto. Non è un discorso “ornamentale”, un modo di vestire, un abito con cui presentarsi al pubblico. È una ricerca coerente e costante, quella di Mauro Ceccanti e di Contempoarte, verso possibili associazioni che diventano idee proiettate nel suono. Riguarda anche il modo di pensare la musica, farla propria, re-interpretarla. È infine la prassi esecutiva il luogo in cui si manifesta il senso di questa ricerca, l’approdo della molteplicità dei segni che questo gruppo assolutamente unico riesce a sintetizzare. Il suono di Contempoartensemble diventa esso stesso segno, comunica in ogni istante questo modo di pensare il suono, che entra nella musica di tanti autori del nostro tempo, provenienti da tutto il mondo. Anche in questo saper guardare avanti e in senso aperto sta la capacità di un gruppo di rinnovarsi. Nella sua attività che oggi compie quindici anni e diventa quindi una realtà imprescindibile del panorama musicale contemporaneo e molto più di un progetto, Contempoartensemble ha testimoniato con impegno intenso e costante il senso dell’importanza della ricerca e della proiezione verso il nuovo, Ins freie, verso l’aperto. È un percorso importante e prezioso, testimoniato da tanti indimenticabili concerti e da registrazioni discografiche destinate a restare come esecuzioni di riferimento. Gli auguri per i primi quindici anni a Mauro Ceccanti e a Contempoartensemble sono quindi i più entusiasti e sinceri e non provengono certo dalla formalità della ricorrenza, ma da profonda stima, amicizia e personale sintonia.

 

Sylvano Bussotti  Milano 3 novembre 2006

Dei giochi nell’infanzia e a volte spinto in avanti lungo l’adolescenza,

esitando alle minacciose soglie dell’età adulta, il gioco del nascondersi,

dai toscani chiamato anche rimpiattino, era prediletto, caro ai fanciulli

destinati alle arti belle, laddove la Musica dominava spesso le scene.

Ma musica è anche imago,pittura,segno e capriccio.

Oggi non potrei dire che ci conoscessimo, con Mauro Ceccanti,quando,

fra interpreti rari di alcune mie musiche in assieme,imbracciava preziosissimi

violini.

Intitolato,appunto,Nascosto, un mio nonetto di anni e anni orsono lo si può

ascoltare tutt’ora mediante un CD dall’aspetto davvero speciale (l’immagine

di copertina creata appositamente da un artista celebre con vivissimi colori

nel taglio astratto d’una decina d’angolature verticali) e dal contenuto

d’estrema  bellezza interpretativa.

Han fatto seguito altre creazioni e nuove se ne preparano.

Le scarne frasi che scrivo, non si allineano all’elogio di già

da tante voci espresso in molteplici lingue;

sottolineano l’unicità dell’aver conpreso quanto suono,colore,forma e

drammaturgia,rimbalzano da un medesimo specchio a più luci.

“Grande Vetro” in equilibrio nel Tempo.

Sguardo cantabile,armonioso. Gesto.

Arte del dirigere nella sostanza misterica di rara e lucida poesia.

 

Fabio Vacchi   Milano, lunedì 19 giugno 2000

Carissimo Mauro,

Voglio ancora ringraziarti  della fantastica esperienza che è stata, per me, ascoltare la mia musica

Nell’interpretazione tua e del tuo gruppo. Sei uno straordinario interprete, ed è bellissimo constatare come questa musicalità , assieme a qualità tecniche ed umane davvero rare, tu le abbia trasmesse a Duccio e Vittorio. Questi ragazzi hanno davvero sbalordito Lidia e me!

Spero proprio, e non dubitare mi adoprerò in tal senso, che ci siano tante altre occasioni di

collaborazione , e che tu e il Contempoartensemble, possiate avere il ruolo che vi spetta di diritto

Nella vita musicale europea .

 

MUSICOLOGI

                                                                                           

Joachim Noller  Aforismi per un festival di musica 2002

 

Recentemente ho scritto, alla memoria di Goffredo Petrassi: Ascoltando la sua musica, cronologicamente, sento un processo di liberazione. Raccomando quest’ascolto (non solo della musica petrassiana) a coloro che, abusando il concetto di libertà, procedono a ritroso….

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Il musicista , ogni tanto, deve ritirarsi nella sua torre d’avorio, ma la stessa musica esce fuori, fa parte di una cultura che coinvolge tutti i sensi.  Il suono visualizzando si socializza, e il musicista dovrebbe rendersene conto. Il Contempoartensemble ci contribuisce, nel incontro disinvolto tra musica e arte visiva.

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Nei festival di musica del Novecento spesso abbiamo vissuto l’atteggiamento “usa e butta”: la prima assoluta come battesimo e come funerale dell’ars nova. Non potevamo verificare le nostre impressioni perchè non c’era una seconda esecuzione. Per fortuna Contempoartensemble si occupa delle novità come della tradizione giovane. Ci fa conoscere la creatività odierna, ma anche la metamorfosi delle vecchie avanguardie che si sono allontanate dalle battaglie ideologiche.

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Viviamo in una cultura della memoria, e la musica, le composizioni di oggi ne fanno parte. Dovremmo distinguere però tra ricordo e riproduzione, tra riflessione e contraffazione. C’è qualche “pensiero debole” nell’arte contemporanea, purtroppo non rimediabile con le finte forze che si fanno largo nella nostra società. Ripeto: dovremmo distinguere (il significato etimologico per “criticare”), non vale il qualunquismo, non vale l’indifferenza. Un festival di musica ci da l’occasione di conoscere le differenze, di conoscere i vicoli ciechi, ma anche i passaggi, le vie d’uscita nella nostra cultura.  

 

Quirino Principe –  per Contempoartensemble, Festival 2009

 

Presentare e commentare  una rassegna di musica e di  civiltà musicale  (ma anche di civiltà tout court  qual è “Contempoartefestival  VII”) può essere imbarazzante. Una stagione corposa ma misurata, non trenta o venticinque appuntamenti (come  ci impone, per esempio, il bulimico gigantismo del “Mittelfest” di Cividale…. già, ma là sono generosissimi gli aiuti pubblici, in via diametralmente opposta a ciò che tocca in sorte alla valorosa rassegna guidata da Mauro Ceccanti !) ma un ciclo di soli sette appuntamenti, sviluppa al proprio interno la fantasia, la competenza e la  creatività che l’hanno resa significativa e diversa nel panorama musicale europeo.

C’è dunque, molto da ascoltare, molto cui partecipare, molto (se ci è concesso) da imparare, essendo carattere sempre riaffermato di “Contempopratofestival” l’ampiezza dell’orizzonte e l’internazionalità, per lo più tesa a far conoscere e amare la musica del nostro tempo. Ma tutta questa varietà e dovizia confligge con il poco spazio che ci proponiamo, per dovere, di assegnare a un nostro discorso di segnalazione, che presuntuosamente potrebbe anche definirsi “un giudizio”.

Il tempo a disposizione di chi ama la musica (oggi ferocemente perseguitata nel nostro Paese) dev’essere riservato all’ascolto: la musica avrebbe bisogno di libertà con cui espandersi, non di troppi sostegni verbali e protettivi.

Tento, perciò, di enunciare gli essenziali fra i  caratteri individuanti.

In primo luogo, è un eccellente segnale l’interesse per il territorio urbano, in alternativa alla scelta di adottare un unico luogo deputato per le manifestazioni del Festival. Sette tra concerti e presentazioni di libri o documentari, e sette diverse sedi, alcune prestigiosissime e cariche di storia, altre insolite, tra Firenze e Prato.

In secondo luogo, ha rilievo  prevalente la scelta di dare il massimo spazio possibile alla musica contemporanea, dove “contemporanea” non significa “musica del Novecento”, e magari del primo Novecento (!), bensì “musica di oggi”, prodotta da compositori delle generazioni oggi in campo, italiani o non. A parte la felice occasione di celebrare il 75° compleanno di un grande musicista britannico, Sir Peter Maxwell Davies, al quale è dedicata una rassegna nella rassegna (un gesto felice è la dedica, da parte di Davies, a Vittorio Ceccanti della Sequentia serpentigena  per violoncello e pianoforte, del 2007), sono presenti almeno due generazioni di compositori italiani “combattenti al fronte”: Vacchi, Colombo Taccani, Mosca, Dall’Ongaro, Panni, Sani. In tal modo, riacquista equilibrio e senso delle proporzioni, oltre che la giusta storicità, la presenza di autori del tardo Ottocento e del primo Novecento, amatissimi, “classici” per noi ancorché traboccanti di connotati della modernità.

Infine,  dobbiamo apprezzare in ugual misura la tavola rotonda e la proiezione di un documentario che arricchiscono il Festival sottoponendo alla lente d’ingrandimento due figure essenziali nella musica del secondo Novecento:Morton Feldman e Luciano Berio.

                                                         

Luigi Pestalozza –  Festival  2010

Quello che conta nel fare musica è il senso. Che nello stato di cose musicali di oggi in Italia vuole dire stare fuori dal senso comune, appunto musicale, nell’Italia di oggi dominante: ovvero vuole dire fare musica comunicando che la musica sta nella società, nella storia, nella cultura, come la cultura, la storia, la società, stanno nella musica.   Come è con le tre settimane del IX Contempoartfestival. Con i suoi appuntamenti fra l’altro  attraversati perfino da un, quanto mai significativo, paradosso. Se infatti i 50 anni  della serata intieramente dedicata a Nicola Sani perché li compie, sono proprio in questo senso alternativi, musicalmente indicativi del vero fare musicale portatore, propositore, del senso musicale vero in quanto miratamente opposto, contrario, a quello comune da sempre nella storia italiana divulgato, anzi imposto: per cui nel Contempoartfestival di quest’anno contano e significano più dei 150 anni dell’Unità d’Italia, del concerto che li celebra, ma perchè Sani  non è soltanto un compositore che conta in Europa come compositore che apre la nuova musica ad altre nuove possibilità: da sempre è anche uno scrittore di musica dal passato al nostro tempo, che pensa, che scopre altri aspetti finora sconosciuti, che stimola non solo l’ascolto ma proprio anche la mente a muoversi per strade musicali alternative. Più, fin da giovane, essersi impegnato nell’organizzazione della musica, anche qui stando dalla parte dell’alternativo all’organizzazione dei rapporti nemmeno solo musicali, dominante. Insomma un musicista, Sani, questo indicano i suoi 50 anni, calato dalla composizione alle attività, nella vita civile, per musicalmente cambiarla, che dunque rappresenta anche gli altri musicisti che come lui rappresentano il bisogno del cambiamento non soltanto musicale dello stato di cose ancora presente: ovvero rappresentano il cambiamento storico, culturale, sociale, civile, proprio perciò anche musicale, antifascista e costituzionale, che mezzo secolo fa ha fondato e proposto un’altra Unità d’Italia. Salvo che allora può dirsi davvero che non a caso le giornate del IX Contempoartfestival, propongono, pongono al loro centro, musicisti e relative musiche del passato e del presente che in maniere diverse hanno dato alla musica, per come da loro è concepita e fatta, un senso musicale altro, aperto all’altro rispetto al fare musicale dominante, quali John Cage, Giacinto Scelsi, Karol Szymanowsky, Nikolaj J.Mjakovskij, Luciano Berio, appunto Nicola Sani con i suoi sette pezzi fra i quali quello nuovo  dedicato a Contempoartfestival.

 

Joachim Noller , Amburgo Aprile 2012 20 Anni di Contempoartensemble

Guardando ai 20 anni di storia del Contempoartensemble bisognerebbe menzionare tutti i musicisti che ne hanno fatto parte, i quali sono riusciti (e riescono tuttora) davvero  a con-certare e ad essere parte di un Insieme, che dovrebbe essere di esempio per la società di oggi. Vorrei citare almeno un musicista in particolare, Mauro Ceccanti, spiritus rector dell’ensemble. Incontrandolo per strada, può dare talvolta l’impressione di avere un’aria sbadata – un tipo caotico, si potrebbe dire; tuttavia, non appena al suo posto dietro al leggio da  direttore d’orchestra, ci si stupisce all’improvviso di quanto sia in grado di coordinare e dirigere in maniera effettiva. Una dialettica di caos e ordine: una formula sintetica per ciò che costituisce l’arte, e una personificazione di questa formula si chiama Mauro Ceccanti. Gli storici della musica ascrivono gli anni che vanno dalla fondazione del Contempoartensemble ad oggi al postmodernismo. In questa fase i pezzi musicali sono caratterizzati meno dal proprio valore intrinseco di novità, quanto piuttosto dal modo in cui si riflettono stili passati, soprattutto del  XX° secolo. In accordo con questo aspetto,  nella selezione delle opere del nostro ensemble le prime non si sono rese autonome, bensì sono sempre collegate con la musica dei decenni precedenti. Così Contempoartensemble ricordava la prima italiana del Pierrot Lunaire di Schönberg o metteva giustamente in risalto il significato del Don Perlimplin di Bruno Maderna con una registrazione su CD. Inoltre c’è una caratteristica che distingue Contempoartensemble dagli altri ensembles specializzati in musica contemporanea:  attraverso la storia delle proprie esecuzioni si dipana, come un fil rouge, il tentativo  di unire l’ars acustica con varie forme dell’arte visiva. E’ la tradizione italiana, la quale non isola la musica, bensì la definisce come parte di una performance o, come si chiamava un tempo, di uno spettacolo. Pertanto non ci si deve meravigliare se il nostro ensemble si è occupato della parte musicale nella rappresentazione di drammi musicali, come ad esempio per El Retablo de Maese Pedro di de Falla, in una messa in scena come teatro di  pupi siciliani. Parallelamente Contempoartensemble sperimenta sempre anche nuove forme della multimedialità: nel 2007, in occasione del Festival Milano Musica, è stato realizzato un progetto dedicato a John Cage e Nam June Paik, dal titolo L’orecchio e l’occhio: storia di una relazione creativa; mentre nel 2010 ha avuto luogo un Visual Concert con musica e video di Kaija Saariaho e Jean-Baptiste Barrière. Il fatto che la forma visiva e acustica si completino a vicenda si può ritrovare  anche in alcune copertine dei CD del Contempoartensemble, della cui realizzazione grafica sono stati incaricati artisti di fama: Sol Le Witt, Michelangelo Pistoletto, Daniel Buren, Jean-Michel Folon, Gerhard Richter e Dani Karavan. Lo spazio creativo visivo è un forum, nel quale la musica è presentata in modo percettibile. A conclusione di questa breve Laudatio voglio dire a gran voce ai musicisti: siete degni di esseri ascoltati e visti, e in questo senso ogni concerto va percepito e sentito come un evento multimediale.

 Joachim Noller